Il consumo prevalente di proteine vegetali si associa nel tempo a un rischio ridotto di mortalità per tutte le cause, in particolare per cause cardio e cerebrovascolari

Budhathoki S, Sawada N, Iwasaki M, Yamaji T, Goto A, Kotemori A, Ishihara J, Takachi R, Charvat H, Mizoue T, Iso H, Tsugane S; Japan Public Health Center–based Prospective Study Group.
JAMA Intern Med. 2019 Aug 26. [Epub ahead of print] 
05-09-2019

 

Questo studio prospettico, durato 18 anni, condotto su 70.696 uomini e donne tra i 45 e i 74 anni, sani al momento dell’inclusione, ha indagato quanto e come l’apporto alimentare di proteine influisca sulla salute a lungo termine. Gli autori hanno rilevato le abitudini alimentari e di vita di ciascun partecipante a intervalli quinquennali, per poter poi analizzare in dettaglio l’associazione tra assunzione prevalente di proteine animali (e quali), o vegetali (e quali) e il rischio di mortalità, sia totale e sia per cause specifiche (cardiovascolari, oncologiche, metaboliche).

 


Questi i risultati: l’apporto di proteine totali (compreso tra l’11 e il 18% delle calorie totali) non correlava in modo significativo con alcuna delle cause di morte considerate (cardiovascolari, per tumore, per tutte le cause). Analogamente, il consumo di proteine animali (dal 4 al 12% del totale energetico quotidiano) non risultava associato ad alcun rischio di mortalità totale o per cause specifiche. Al contrario, un alto consumo di proteine vegetali (pari all’8,6% del totale energetico quotidiano) risultava associato a una riduzione del rischio di mortalità totale (-13%), ma soprattutto del rischio di mortalità cardio e cerebrovascolare (-28%), rispetto a consumi attorno al 5% delle calorie giornaliere. Nessun effetto si è invece osservato sulla mortalità per tumori, nemmeno per le proteine vegetali.
La causa dell’effetto protettivo delle proteine di origine vegetale non è del tutto chiara. Potrebbe rifletterne la differente composizione in aminoacidi rispetto alle proteine animali (per esempio la minore presenza di aminoacidi solforati, come metionina e cisteina) o derivare invece dalla contemporanea presenza, nelle fonti di proteine vegetali, di composti ad azione protettiva come i polifenoli.
Modellizzando la sostituzione di una quota pari al 3% delle calorie totali di proteine da carne rossa con un pari apporto di proteine vegetali, gli autori hanno stimato una riduzione del rischio di mortalità totale del 3,6% nell’arco di 15 anni; la sostituzione di una quota analoga di proteine da carni lavorate con proteine vegetali si assocerebbe, dopo 15 anni, a una riduzione del rischio di mortalità totale del 5%. Se si considera invece la sostituzione tra le diverse fonti proteiche vegetali, i risultati in termini di mortalità rimangono invariati, a dimostrazione della sostanziale equivalenza delle proteine di legumi, cereali, semi, frutta e verdura.
In conclusione, l’abitudine al consumo prevalente (ma non esclusivo) di proteine di origine vegetale si associa nel tempo a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause e, in particolare, del rischio di mortalità per cause cardio e cerebrovascolari.

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