In Europa, un quinto delle morti cardiovascolari premature potrebbe essere prevenuto seguendo i principi-cardine dell’alimentazione equilibrata

È noto da tempo che la mortalità cardiovascolare potrebbe essere arginata, tra l’altro, seguendo un’alimentazione corretta ed equilibrata. Lo confermano i dati relativi ad un periodo di ben 26 anni (1990-2016) raccolti nella Regione europea dal Global Burden of Disease Study, che mostrano tuttavia come sia decisamente più importante consumare quantità appropriate degli alimenti dotati di effetti protettivi sul rischio cardiovascolare piuttosto che ridurre o eliminare gli alimenti ad effetto non favorevole.
I ricercatori prendono le mosse dai dati di mortalità, rilevati in quasi tre decenni in 51 Paesi. Nell’arco dei 26 anni considerati la mortalità complessiva è diminuita, mentre il numero dei decessi cardiovascolari prematuri (prima dei 70 anni) attribuibili a una scorretta alimentazione è invece aumentato fino al 28,6% della mortalità totale in questa classe di età.
Ma è soprattutto la definizione dell'importanza relativa dei più frequenti errori alimentari considerati a fornire interessanti elementi di riflessione. Quasi il 50% della mortalità in eccesso è infatti attribuibile al consumo insufficiente di cereali integrali, frutta secca, semi, frutta, ed un ulteriore 37% circa correla con lo scarso apporto di legumi, fibra, polinsaturi della serie omega 3 ed omega 6. Solamente il 15% residuo dipende invece da alimenti o nutrienti consumati in eccesso, tra i quali domina l’elevato apporto di sodio. I dati relativi all’Italia sono in buona sintonia con quelli europei: solo l’eccesso di sodio, nel nostro Paese, mantiene un peso significativo, mentre l’eccesso di carni processate, di acidi grassi trans e di bevande zuccherate ricopre un ruolo assolutamente marginale.
L’analisi sembra quindi confermare l’idea di fondo della cosiddetta “positive nutrition”, che sottolinea soprattutto la necessità di integrare il modello alimentare con componenti, presenti soprattutto nel mondo vegetale, dotati di comprovata azione protettiva sul rischio cardiovascolare. La scarsa rilevanza, al proposito, dell’eccesso di alcune categorie di alimenti frequentemente demonizzate è rilevante anche per orientare correttamente gli interventi di salute pubblica mirati alla prevenzione degli eventi cardiovascolari.

 

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